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04 – I testimoni della Tradizione

I TESTIMONI DELLA TRADIZIONE

Matias de Arteaga, + 1703

                                   Matias de Arteaga, + 1703

Indispensabili, su questo argomento, sono i «Textes patristiques sur Saint Joseph», raccolti, tradotti e commentati da G.M. BERTRAND e G. PONTON, in Cahiers de Joséphologie 3 (1955)-10(1962). Cf., inoltre, T. STRAMARE, San Giuseppe dai Padri della Chiesa agli Scrittori Ecclesiastici fino a san Bernardo, Editrice Domenicana Italiana, Napoli 2009. Il volume raccoglie per esteso tutti i testi “giuseppini”.

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C. Mazzari (+ 2006), Suore Francescane Missionarie del          S. Cuore, Firenze

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I santi Padri e gli scrittori ecclesiastici non trattarono espressamente di san Giuseppe nei loro scritti, ma solo occasionalmente, quando lo richiedeva il testo evangelico che stavano esponendo. Giovanni Paolo II inizia la sua Esortazione apostolica «Redemptoris Custos» proprio affermando che «ispirandosi al Vangelo, i Padri della Chiesa fin dai primi secoli hanno sottolineato che san Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e si dedicò con gioioso impegno all’educazione di Gesù, così custodisce e protegge il suo mistico corpo, la Chiesa, di cui la Vergine santa è figura e modello» (n. 1). Si tratta di una testimonianza che si innesta sugli scritti apostolici, ai quali i Padri direttamente attingevano. È vero che alcuni fra di loro si lasciarono influenzare dagli apocrifi, trovandovi un facile appoggio nella difesa della verginità perpetua di Maria; incontriamo, tuttavia, anche coloro che proclamarono apertamente e senza cedimenti la eccelsa dignità di san Giuseppe, esigendo grazie singolari per colui che era stato scelto da Dio come sposo di Maria e padre di Gesù.

Al mortificante atteggiamento, attribuito dagli apocrifi a san Giuseppe e riflesso in tante opere d’arte, si contrappone fin dalle origini la bella affermazione di sant’Ireneo (+ 203) : «Sine dubitatione suasus Joseph, et Mariam accepit et in reliqua universa educatione Christi gaudens obsequium praestitit» (Adversus haereses, IV, 23, 1: PG 7, 1048), citata all’inizio della “Redemptoris Custos”.  San Giuseppe è visto nell’alta funzione paterna di educatore di Gesù, servizio da lui prestato con gioia.

Presepio, sec. XIII, Chiesa di Santa        Maria della Pieve (Arezzo)

Origene (+ 255?) esalta la singolare missione di san Giuseppe, scelto per essere «l’ordinatore della nascita del Signore» (Hom. XIII in Lucam, 7: PL 13, 1832).

Sant’Efrem (+373) definisce san Giuseppe «ministro di questa economia divina (dell’incarnazione)» (Commento al Diatessaron, I, 26).

Sant’Ambrogio (+ 397) considera l’unione singolare di Maria e Giuseppe come vero matrimonio in base al diritto romano, per il quale «non la perdita della verginità costituisce il matrimonio, ma il patto coniugale» (De institutione virginis, 6, 41: PL 16, 316).

San Giovanni Crisostomo (+ 407) afferma che san Giuseppe, da quando accolse la sposa Maria «divenne ministro di tutta l’economia (del mistero)» (In Matthaeum, 5,3: PG 57, 57-58).

San Girolamo (+ 419-420) è il primo a levare la voce contro i «deliramenta apocryphorum» (In evang. Matt., II, 12, 49-50: PL 26, 88); egli sostiene che «rimase vergine colui che meritò di essere chiamato padre del Signore» (Adversus Helvidium, 19: PL 23,213).

  San Giuseppe del Buon       Consiglio, San Juan del            Rio, Qro. (Messico)

Sant’Agostino (+ 430) si distingue per la forza e la chiarezza con le quali difende e illustra la verginità di san Giuseppe, il suo vero matrimonio con Maria e la singolare paternità verso Gesù. Eccone alcune espressioni significative: «Giuseppe è sposo (maritus) di Maria, sua coniuge non per l’amplesso carnale, ma per l’affetto (non concubitu, sed affectu); non per l’unione dei corpi, ma – ciò che vale di più (quod est charius) – per la comunione degli animi (copulatione animorum)» (Contra Faustum, 23, 8: PL 42, 470; cf. Contra lulianum, 5, 12: PL 44, 810). «Come Maria era castamente coniuge, così Giuseppe era castamente marito; e come Maria era castamente madre, così Giuseppe era castamente padre… Perché padre? Perché tanto più vero padre, quanto più casto padre (tanto firmius pater, quanto castius pater). Il Signore non viene, dunque, dal seme di Giuseppe, anche se così era creduto; e, tuttavia, alla pietà e alla carità (pietati et charitati) di Giuseppe è nato dalla Vergine Maria un figlio, il quale è anche Figlio di Dio» (Sermo 51, 16.20: PL 38, 348.351; cf. De consensu Evang., 2,1: PL 34, 1071, s.). «A motivo di quel fedele matrimonio meritarono entrambi di essere chiamati genitori di Cristo (parentes Christi); e non solo lei, madre, ma anche lui, suo padre, allo stesso modo che era coniuge di sua madre, padre e coniuge per mezzo della mente, non della carne» (De nuptiis et concupiscentia, I, 11,12: PL 44, 421).

Autore sconosciuto, sec. XVIII, Cusco,                                     Perù

San Pietro Crisologo (+ 450) considera la coppia Maria-Giuseppe come prefigurata dalle coppie elogiate nell’Antico Testamento e come figura essa stessa, in modo eminente, della coppia mistica di Cristo e della Chiesa (Sermo 146: PL 52, 592); san Giuseppe, sposo di Maria, è anche figura del Vescovo, sposo di una chiesa vergine e feconda (Sermo 175: PL 52, 657-8).

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Scrittori ecclesiastici posteriori e grandi teologi scolastici si interessano in seguito sempre più direttamente e ampiamente di san Giuseppe.

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                                       P. Favaro (+2000), Presentazione di Gesù

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Terrore dei demoni, Stampa popolare siciliana

            Terrore dei demoni,                       Stampa popolare siciliana

A Walafrido Strabone è attribuita questa singolare espressione che associa strettamente Giuseppe con Maria e Gesù: «I pastori trovarono Maria, Giuseppe e il Bambino: per mezzo di questi tre il mondo fu salvato» (In Lucam 2,16: PL 114, 896).

Remigio d’Auxerre (ca. 900) fa di Giuseppe un intimo cooperatore nell’opera della nostra redenzione, esaltandone l’obbedienza (Homilia 4: PL 131, 889) : «Per inobedientiam Adae omnes perditi sumus; per bonum obedientiae loseph omnes ad pristinum statum revocamur».

A san Bernardo (+ 1153) si deve il paragone tra Giuseppe di Egitto e Giuseppe di Nazaret, usato dal «Breviarium Romanum» come lettura del secondo notturno per la festa del 19 marzo (Homilia II super «Missus est»: PL 183, 69s.). «Non c’è dubbio che questo Giuseppe, sposo della Madre del Salvatore, sia stato un uomo buono e fedele. Servo fedele, dico, e prudente, che il Signore costituì sollievo di sua madre, nutrizio della sua carne, unico fedelissimo cooperatore sulla terra del suo grande disegno» (ibidem). Egli è anche l’autore dell’antifona raccomandata dalla Chiesa ai sacerdoti nella preparazione alla Messa. Nel contesto bernardiano vogliamo includere anche Dante Alighieri il quale, secondo la scoperta di J.P.Th. Deroy (1965), compose la celebre preghiera di san Bernardo alla Madonna (Paradiso, XXXIII, 19-39) formando l’acrostico IOSEP AV (loseph, ave).

S. Giuseppe e il Bambino con S. Tommaso e S. Vincenzo Ferreri, Chiesa del Santo Rosario, Roma

   S. Giuseppe e il Bambino con S.            Tommaso e S. Vincenzo Ferreri,            Chiesa del Santo Rosario, Roma

San Tommaso (+1274) ha tre affermazioni che formano i capisaldi della teologia di san Giuseppe: 1) matrimonio vero e perfetto, tra Giuseppe e Maria, quanto all’essenza e prima perfezione, non però quanto all’uso (Summa Theologiae, III, q. 29, a.2; IV Sent., dist. 30, q. 2, a.2); 2) verginità perfetta conservata da Giuseppe per tutta la sua vita (Ad Gal., c. 1, lect. 5; Super Mt. 12, 46 s.; Super Io., c. 2, lect. 3; cf. Summa Theologiae, III, q. 28, a.3 ad 5); 3) voto di verginitàsia in Maria sia in Giuseppe, condizionato prima del matrimonio, assoluto dopo (IV Sent., dist. 30, q. 2, a. 1; Summa Theologiae, III, q. 28, a. 4 in c. et ad 1 et 3).

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Alla teologia di san Giuseppe contribuirono gli scritti della scuola francescana con uno sviluppo letterario che va da san Bonaventura (+ 1274) a san Bernardino da Siena (+ 1444), attraverso Pier di Giovanni Olivi (+ 1296), Ubertino da Casale (+ 1325 ca.) e Bartolomeo da Pisa (+ 1401).

San Bonaventura parla di Giuseppe nel Commentario in san Luca, in quello sulleSentenze e anche in diversi sermoni, nei quali lo esalta come perfetto esemplare di devozione a Gesù e a Maria.

Di san Bernardino da Siena è il Sermo de Sancto Joseph Sponso B. Virginis, in cui ne ammette la risurrezione e l’assunzione corporale. Dai suoi sermoni la Chiesa prese le letture per l’ufficio del Patrocinio di san Giuseppe; la Liturgia delle Ore ne fa uso nella festa del 19 marzo.

             V.J. Masip (+1546), Natività

Il celestino Pierre Pocquet, detto pure Bourguignon (+ 1408) scrisse in versi Dictamen de laudibus beati Joseph; egli è il primo a includere san Giuseppe nella risurrezione di Gesù (cf. Mt 27,52s.), aggiungendo che egli sarebbe anche asceso al cielo con Gesù.

Un cancelliere della Università di Parigi, Jean Charlier (+ 1429), chiamato Gerson dal luogo di nascita (vicino a Rethel), si distingue tra tutti nello zelo per l’onore di san Giuseppe. Compose Considerazioni su san GiuseppeJosephina (poema latino sulle virtù e dignità del Santo) e uno speciale Sermo de nativitate gloriosae Virginis Mariae et de commendatione virginei sponsi eius Joseph, che tenne ai Padri del Concilio di Costanza (8 sett. 1416). In tale discorso l’autore esorta il Concilio a invocare ufficialmente l’intercessione di san Giuseppe e a istituire una festa in suo onore per ottenere l’unità della Chiesa. Gersone sostiene la santificazione di san Giuseppe nel seno materno, la sua immunità dalla concupiscenza, la sua risurrezione con Gesù e la sua assunzione al cielo. Egli applica alla santa Famiglia il titolo di «Trinità terrestre», preceduto però dall’agostiniano Fra Felice Tancredi da Massa nel poema La fanciullezza di Gesù (1380-1385), dove, dopo aver affermato che Giuseppe «aveva di Jesù sommo governo», esclama: «O trinità, creata in gran virtute» (strofa 265). Il primo confronto fra la Trinità celeste e quella terrestre si trova, nel 1535, presso il francescano spagnolo Francesco d’Osuna, ripreso dal gesuita Giovanni Osorio nel 1593.

Onorio Marinari

     O. Marinari, + 1716, Pinacoteca Rambaldi, Sanremo (IM)

Il card. Pierre d’Ailly (Petrus de Alliaco, + 1420), maestro di Gersone, è autore del Tractatus de duodecim honoribus Sancti Joseph. Estratti di questa opera furono usati negli uffici di varie feste locali di san Giuseppe.

Jean Heidenberg (Johannes Trithemius, + 1516), benedettino, abate di Sponheim, scrisse il trattato De laudibus sanctissimi castissimique Joseph e un Officium Missae de sanctissimo Christi nutricio Joseph.

Nel 1522 compare la Summa de donis S. Joseph del domenicano milanese Isidoro Isolani (+ 1528), il primo a raccogliere con ordine e metodo quanto di meglio era stato scritto su san Giuseppe.

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Bernardino di              Laredo,               Josephina

Agli scritti di questi autori dobbiamo unire il pensiero del domenicano sant’Antonino di Firenze (+ 1459) e di Filippo di Meron (+ 1492), la predicazione di san Vincenzo Ferreri (+ 1419) e  dei tre Bernardini, da Feltre (+ 1494), da Busto (+1513) e da Laredo (+ 1540), autore di Josefina (1538), di Pelbárt da Temesvár (+ 1504), con un’eco che dal secolo XV verrà sempre più ingigantendo fino ai nostri giorni nell’assenso di esegeti, predicatori, teologi, Santi e della Chiesa intera.

L. Peretti, 1829, Santuario di           S. Giuseppe, Asti

Un merito particolare va attribuito all’opera di santa Teresa d’Avila (+ 1582), che «onorò con una incredibile devozione l’esimia dignità di san Giuseppe, ne predicò il patrocinio, ne promosse il culto» (Leone XIII) nella Spagna, intitolando al “glorioso padre” san Giuseppe il suo primo monastero di Avila (1562) e poi altri dieci, veri centri di irraggiamento di devozione giuseppina: Medina del Campo (1567), Magalón (1568), Toledo (1569), Salamanca (1570), Segovia (1574), Beas de Segura (1575), Siviglia (1575), Caravaca (1576), Palencia (1580), Burgos (1582).

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Nel riconoscimento della grandezza di san Giuseppe confluiscono nomi di ogni nazione e istituzione, fra i quali citiamo G. Eck (+ 1543); G. Maldonato (+ 1583); A. Salmeron (+ 1585); san Pietro Canisio (+ 1597); Pedro de Morales (+ 1614); Jerónimo Gracián de la Madre de Dios (+ 1614); F. Suárez (+ 1617), che rivoluzionò il pensiero sul Santo descrivendo Giuseppe come membro dell’«ordine dell’unione ipostatica»; Juan de Cartagena (+ 1618); san Lorenzo da Brindisi (+1619); san Francesco di Sales (+ 1622), che elesse san Giuseppe patrono delle Figlie della Visitazione e influì nella devozione al Santo con il suo Traité de l’amour de Dieu e con la XIX delle sue Conferenze spirituali; Pierre Coton (+1626); Cornelio a Lapide (+ 1637), che rivendicò al Santo il culto di «somma dulia»; Giustino Mickowiense (+ 1642); Melchor Prieto (+ 1648); J.-J. Olier (+ 1657), che pose la fondazione dei suoi seminari sotto la protezione di san Giuseppe e con la scuola berulliana mise l’accento sull’unione delle persone della famiglia di Nazaret con le persone della SS. Trinità; san Vincenzo de’ Paoli (+ 1660), che volle san Giuseppe patrono della Congregazione della Missione; Paul de Barry (+ 1661); F. Bourgoing (+ 1662); la ven. Chiara Maria della Passione (+ 1675), carmelitana, che si adoperò presso Clemente X perché la festa del 19 marzo fosse elevata al rito doppio di seconda classe; Juan de Sylveira (+1687); George Iwanek (+ 1693); Bernard Rosa (+ 1696); J.B. Bossuet (+ 1704) con i suoi famosi

      Incoronazione di S. Giuseppe,                         coll. privata, Lima (Perù)

panegirici; B. Bonaventura da Potenza (+ 1711); G.A. Patrignani (+ 1733) con la sua diffusissima biografìa di san Giuseppe; P. Peralta (+ 1736); J.H. Serry (+ 1738); il card. V.L. Gotti (+ 1742); C.G. Beschi (+ 1746), autore di Thempavany (= Ghirlanda eterna), opera letteraria tamil; san Leonardo da Porto Maurizio (+ 1751); il card. P. Lambertini, futuro Benedetto XIV (+ 1758); san Junipero Serra (+1784); G.C. Trombelli (+ 1784); sant’Alfonso Maria de’ Liguori (+ 1787); san Gaspare Bertoni (+ 1853), che venerò in modo particolare lo Sposalizio di Maria e Giuseppe; F.W. Faber (+ 1863); san P.-J. Eymard (+ 1868); A.V. Lataste (+ 1869), che offrì la sua vita per ottenere che san Giuseppe fosse dichiarato patrono della Chiesa universale e il suo nome fosse inserito nel canone della Messa; sant’Enrico de Osso (+ 1896); il card. H. Vaughan (+ 1903), il più grande apostolo di san Giuseppe per l’Inghilterra allo stesso modo che lo fu Maurits Raepsaet (+ 1905) per il Belgio; J. Knabenbauer (+1911 ); M. Meschler (+ 1912); il card. Vives y Tutó (+ 1913); C. Macabiau (+1915); N.G. Camilli (+ 1915); M.Mineo-Janny (+ 1927); il card. A.M. Lépicier (+ 1936); sant’André Bessette, C.S.C. (+ 1937), fondatore dell’Oratorio di san Giuseppe (Montréal); M.-J. Lagrange (+ 1938); R.Garrigou-Lagrange (+ 1964)…

Fuga in Egitto

                                                                  Fuga in Egitto

Le omissioni in questo genere di elenchi sono penose, ma non intenzionali; abbiamo voluto precisare più che escludere, ben felici che nel ricordo dei promotori del culto di san Giuseppe vengano associati agli omessi anche gli innumerevoli studiosi e devoti moderni.

Un elenco a parte meriterebbero i fondatori di congregazioni, confraternite, pubblicazioni, costruzioni e di ogni altra opera che porti il nome di san Giuseppe; se ne omettiamo la menzione esplicita, è perché tali nomi sono facilmente ricuperabili attraverso il Dizionario degli Istituti di Perfezione e le riviste specializzate, che ogni biblioteca «giuseppina» dovrebbe avere.

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                      Fuga in Egitto, Tempio della Sacra Famiglia, Barcellona

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